Dalla lettera di un reduce
“…Fu dunque un atto
terribile: questo non significa, non certo ai miei occhi e ancora oggi, che i
suoi autori fossero persone malvagie, e che non se ne prenda, ciascuno per la
propria parte, chi ce l’ha, una corresponsabilità. I suoi autori erano mossi
dallo sdegno e dalla commozione per le vittime. Le vittime, infatti, sono state
tante, e di tante diverse e opposte ferocie, e la spirale che le travolse – non
certo solo di “neri” e “rossi” – sembra aver depositato, a una così enorme
distanza, un’idea e soprattutto un sentimento più unilaterale e rancoroso che
mai, ad onta delle buone intenzioni e dei monumenti e dei giorni del ricordo.
(…) Mi dispiace: argomenti
come questo hanno bisogno di spazio e delicatezza, e sopportano male la
risposta del giorno dopo. Ma io, sapete, non sono mai stato un terrorista”.
Adriano Sofri, Piccola Posta, Il Foglio
KrilliX s’innervosisce
spesso quando legge Sofri, perciò di solito, evita. Ma oggi si chiede: perché l’atto
di sparare a freddo ad una persona senza neppure essere in guerra dovrebbe
essere considerato un male meno assoluto di chi combattè una guerra dalla parte
sbagliata?
UPDATE:Michele Brambilla e
Mario Cervi sullo stesso articolo di Sofri.
| inviato da
KrilliX il 12/9/2008 alle 11:35 | |