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31 gennaio 2007
Veltroni blocca il traffico e le polveri sottili… aumentano

E’ solo l’ultima delle beffe. Il bilancio del blocco di sabato e dell’ultima domenica a piedi nella Capitale è fallimentare. Sono proprio le centraline di rilevamento a bocciare l’iniziativa del Comune: i valori delle polveri sottili sono triplicati fra sabato e lunedì. Un bel +174%, ecco quel che ci si guadagna con un bel blocco totale al traffico privato. Già perché se i privati devono restare a casa, il servizio pubblico più puzzolente del mondo, si triplica. E triplica anche l’inquinamento.

Una lezione inutile: anche il 18 febbraio i romani andranno a piedi (oppure sui bus puzzoni).

 

PS. Post scritto per combattere la tendenza suicida di Happy Trails




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30 gennaio 2007
La prima legge del socialismo reale

Aiuto, c’hanno riprogrammato il ministro degli Esteri!

Gli hanno cancellato la memoria originale e ne hanno impiantata una nuova.

Ora gira per il mondo un Massimo D’Alema chiaramente falso.

Ma il falso Massimo D’Alema si è tradito nel corso di un’intervista a Repubblica.

Il falso D’Alema, inavvertitamente, dichiara: “Sa com’è, io mi sono formato nella cultura europea, che è ispirata alla libertà e alla tolleranza”.  EHHHHH???!!!???

E noi che credevamo che Massimo D’Alema fosse cresciuto nei campi estivi comunisti in Crimea come Giovane Pioniere della Rivoluzione Bolscevica e dell’Unione Sovietica.



E noi che ci fidavamo di quel che aveva scritto nel suo libro: “A Mosca l’ultima volta”.

O forse avevamo ragione noi. E lui ha solo fatto tesoro della lezione che Berlinguer gli spiegò al funerale di Andropov: “Vedi, questa è la prima legge generale del socialismo reale. I dirigenti mentono, sempre, anche quando non sarebbe necessario”.




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25 gennaio 2007
Rivolta contro il meteo moderno


Quando non piove perché non piove.

Quando piove perché piove.

Se non c’è vento perché non c’è vento.

Se c’è vento perché c’è vento.

Nevica e “è tutto bloccato e gelato”.

Non nevica e “poveri montanari”.

Certo che tutte ‘ste fisime metereologiche a Krillix hanno discretamente rotto le balle.

Un consiglio: leggete Happy Trail e non guardate Studio Aperto.



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22 gennaio 2007
Obbedienza . Come ai tempi di Guareschi

Contrordine compagni: l’appello di Prodi pubblicato dal Corriere: “Evitare le tensioni” contiene un errore di stampa e pertanto va letto: “Evitare le pensioni”.

Obbedienza cieca pronta assoluta. Come nemmeno nelle vignette di Guareschi. <




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13 gennaio 2007
Prodi: la svolta di Caserta



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10 gennaio 2007
Fassino, Pilato e la ricerca del metodo

Una questione di metodo. Piero Fassino ha un’idea su come dovrà funzionare il nuovo partito democratico che guiderà la sinistra di governo prossima ventura. L’ha rivelato nel corso di Otto e Mezzo, la trasmissione di Giuliano Ferrara su La7. “Sulle grandi questioni  - spiega – chiederemo direttamente agli elettori. Per esempio, dobbiamo mandare le truppe in Iraq? Consulteremo gli elettori prima di agire”.

Una questione di metodo, appunto. Ma cosa ha a che fare la democrazia con i plebisciti?

Una questione di metodo, appunto. Ma che c’entra il metodo Ponzio Pilato con la responsabilità democratica di una classe dirigente?

Una questione di metodo, appunto. Ma allora a che serve spendere tanto per mantenere un parlamento e un governo? Con le nuove tecnologie, misurare gli umori della folla è facilissimo. Se questo è il metodo, basta un tecnico, un supremo e onesto burocrate che legga sul monitor i desideri dei cittadini e li metta in pratica.

Una questione di metodo, dicono. Ma quello di Fassino, però, sembra un poco pericolosetto. O no?

Una questione di medito, dicono. Eppure si ha la terribile sensazione che la classe politica di oggi voglia solo e sempre lavarsi le mani. Che non abbia voglia di prendersi responsabilità, di compiere scelte.

Da anni ormai la politica tende a delegare tutto. La maggior parte delle volte delega alla magistratura. Il caso Welby e quello Apocalypto sono solo due recentissimi esempi. Ma ogni giorno, sui giornali, ne potete trovare a bizzeffe.

Ma se riescono a decidere (forse) solo su questioni fondamentali come queste, noi, questa classe politica di inetti che la manteniamo a fare? Dividiamoci i soldi e diamoci alla pazza gioia!



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9 gennaio 2007
Non sono comunisti. Sono timidi

Vorrebbero passare un weekend in una reggia, ma scelgono l’ala “spartana”.

Vorrebbero fare le riforme, ma si limitano a parlarne.


La timidezza al governo.




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8 gennaio 2007
Tocqueville 2.0: visitate i nuovi quartieri
La città dei liberi ha un nuovo piano regolatore. Nuovi quartieri, nuovi servizi. E anche strade più pulite. Visitatela.



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8 gennaio 2007
Curcio in cattedra? Meglio a zappare la terra

Renato Curcio sale in cattedra. Terrà lezione all’Università di Lecce, mercoledì prossimo.

Che cosa mai insegnerà ai ragazzi pugliesi l’ideologo delle Brigate Rosse?

Ma soprattutto, perché un Ateneo statale dovrebbe aver bisogno delle sue lezioni?

KrilliX pensa che sia ora di chiudere gli anni di piombo. I terroristi che hanno pagato il loro conto con la giustizia hanno ogni diritto di rifarsi una vita fuori dal carcere. Prendersi quella chance di vivere anche se, con le armi, quella stessa chance l’hanno strappata ad altri.

Teoricamente hanno anche il diritto di far politica e insegnare. Dovrebbero però avere un po’ di pudore.

Imbracciando le armi hanno rinnegato la democrazia. Uccidendo si sono posti al di fuori della società civile. Hanno saldato il loro conto? Bene. Ora zappino la terra, cuociano ceramiche artistiche, puliscano i cessi della stazione, diventino manager della CocaCola. Facciano quel che più li aggrada. Ma le lezioni proprio no. Men che meno a spese di quel sistema democratico che hanno tentato di distruggere.

Eppure, nella maggior parte dei casi, non è così che accade. Sono moltissimi gli ex terroristi che lavorano nello stato e nel parastato. Che continuano a godere oggi delle coperture politiche di cui godettero negli anni bui del terrore. Che vengono ingaggiati per orazioni pubbliche. Che lavorano nelle segreterie di ministri ed assessori. Rimangono compagni. Hanno sbagliato, ma il loro fascino è rimasto intatto. Semmai è cresciuto.

Come dimostra questo impressionante elenco stilato da Gianmarco Chiocci e Stefano Zurlo per il Giornale: Liberi e pagati dalla Stato: la dura vita degli ex br.

Un altro buon motivo per liberarsi di una classe politica fatta di sessantottini. Con loro in pensione, se ne andranno anche i reduci del kalashnikov.




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5 gennaio 2007
Nicola Rossi non è deluso dai Ds, ma dai riformisti

Nicola Rossi scrive a Piero Fassino e lascia i Ds: il riformismo al botteghino non ha spazio. E’ la scoperta dell’acqua calda. L’unica notizia è che uno sveglio come l’economista di Massimo D’Alema ci abbia messo così tanto a capire dove si trovava.

La prima domanda vera è questa: perché mai Rossi si è unito ai Ds? Ha fatto questa scelta perché pensava che la storia avesse seppellito il comunismo, che prima o poi anche i comunisti se ne sarebbero accorti, che la sinistra fosse pronta ad affrontare la modernità. E perciò, dopo l’esperienza a Palazzo Chigi con D’Alema, si era gettato nella mischia politica. Sognando Tony Blair.

In fondo, dentro i Ds aveva trovato gente che la pensava come lui, gente con cui lavorare ad un progetto di sinistra più liberale e moderna. Per un po’ si è pure divertito. Certo, sapeva che quel che pensava poteva dirlo al chiuso di una riunione tra liberal e non nelle sezioni dell’ex Pci. Ma credeva anche che, insieme ad una parte del partito, avrebbe potuto partecipare alla svolta della sinistra.

Perché ora non la pensa più così? Perché pensa di non poter partecipare ad una svolta riformista? Nella sua lettera a Fassino, Rossi scrive che “sul terreno riformista la sinistra ha esaurito tutte le energie”. Un eufemismo. Il riformismo, celebrato a parole negli interventi congressuali, è stato seppellito nei fatti. Ma tutte queste cose Nicola Rossi le sa da tempo. Nell’ottobre del 2005 tenne una piacevolissima conferenza a porte chiuse nella sede di Libertà Eguale, associazione liberal dell’Ulivo. E spiegò quello che, secondo lui, un’eventuale sinistra di governo avrebbe dovuto fare e quel che invece, con l’influenza di Bertinotti e Mussi, avrebbe fatto. Poi la sinistra ha vinto le elezioni e le cose sono andate esattamente come preannunciato da Rossi.

Ma se Rossi era perfettamente conscio di quel che sarebbe successo, da che deriva la delusione di oggi? Se era pronto ad una battaglia di minoranza dentro i Ds, perché ora l’abbandona? La risposta è semplice. Quella battaglia di minoranza, oggi non esiste più. La piccola legione con cui Rossi pensava di poterla combattere si è sciolta come neve al sole.

Non è Fassino a deludere Rossi. Non è per colpa del segretario che l’economista straccia la tessera. La colpa è dei suoi compagni di lotta hanno scelto di non combattere. Da mesi i liberal snobbano i giornali e parlano a mezza bocca per non disturbare il manovratore. Ora hanno deciso che non combatteranno nemmeno al prossimo congresso dei Ds. E’ bastata una telefonata di D’Alema o qualche moina di Fassino per convincerli a non presentare una mozione liberal. Tanto, dicono, che senso avrebbe? La mozione di Fassino praticamente la scriveremo noi: sono le nostre idee che trionfano, non è più il tempo della battaglia minoritaria. 

Un errore diabolico. Perché già compiuto allo scorso congresso, quando la corrente liberal di Enrico Morando confluì nella mozione fassiniana. Rinunciando a marcare la propria posizione di avanguardia, la destra dei Ds si è legata mani e piedi. E non ha incassato un bel niente.

Infatti dov’è il trionfo dei riformisti? Chi l’ha visti da quando l’Ulivo è al governo? Lanfranco Turci non è stato nemmeno candidato ed è migrato nella Rosa nel Pugno, Michele Salvati si è ritirato dalla politica attiva e continua a scrivere lo stesso articolo sul partito democratico, ma ai congressi preparatori del Partito Democratico gli preferiscono i professori dell’Istituto Gramsci.

Come se non bastasse, nessuno dei riformisti è stato chiamato a responsabilità di governo. E il loro leader Enrico Morando è stato messo alla guardia del bidone della commissione Bilancio del Senato. Per obbedir tacendo, come un carabiniere.

Ma se il progetto non c’è più, se i liberal si ritirano dalla lotta, se per la seconda volta vogliono arrendersi armi e bagagli a Fassino, perché mai Nicola Rossi  - l’ultimo venuto tra i riformisti - dovrebbe continuare a farsi il sangue amaro cavalcando contro i mulini a vento?




permalink | inviato da il 5/1/2007 alle 11:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
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