Dalla lettera di un reduce
“…Fu dunque un atto terribile: questo non significa, non certo ai miei occhi e ancora oggi, che i suoi autori fossero persone malvagie, e che non se ne prenda, ciascuno per la propria parte, chi ce l’ha, una corresponsabilità. I suoi autori erano mossi dallo sdegno e dalla commozione per le vittime. Le vittime, infatti, sono state tante, e di tante diverse e opposte ferocie, e la spirale che le travolse – non certo solo di “neri” e “rossi” – sembra aver depositato, a una così enorme distanza, un’idea e soprattutto un sentimento più unilaterale e rancoroso che mai, ad onta delle buone intenzioni e dei monumenti e dei giorni del ricordo.
(…) Mi dispiace: argomenti come questo hanno bisogno di spazio e delicatezza, e sopportano male la risposta del giorno dopo. Ma io, sapete, non sono mai stato un terrorista”.
Adriano Sofri, Piccola Posta, Il Foglio
KrilliX s’innervosisce spesso quando legge Sofri, perciò di solito, evita. Ma oggi si chiede: perché l’atto di sparare a freddo ad una persona senza neppure essere in guerra dovrebbe essere considerato un male meno assoluto di chi combattè una guerra dalla parte sbagliata?